Un nuovo incendio ha colpito lo stabilimento Ecomac Smaltimenti di Augusta, in provincia di Siracusa, noto per il trattamento dei rifiuti plastici e già coinvolto in un episodio simile tre anni fa. Il rogo è divampato la mattina del 5 luglio 2025 all’interno di un capannone pieno di plastiche, generando una densa nube nera visibile da chilometri di distanza, fino a Siracusa. La colonna di fumo ha immediatamente suscitato forte allarme nella popolazione, per il timore fondato della presenza di sostanze tossiche derivanti dalla combustione.
EMERGENZA GESTITA IN RITARDO
Le risposte istituzionali sono arrivate in netto ritardo.
Il prefetto di Siracusa ha diramato una nota soltanto alle 17:35 dello stesso giorno, quando la nube aveva già raggiunto Augusta, Melilli, Priolo e Siracusa. Solo in quel momento si è raccomandata l’adozione di misure precauzionali.
Ancora più tardivo è stato l’intervento del sindaco di Priolo, che ha firmato un’ordinanza “urgente” il giorno successivo all’incendio, invitando i cittadini a restare in casa e spegnere i climatizzatori. mentre piazze, strade, bar e lidi erano ancora affollati, nonostante i forti odori irritanti, riconducibili verosimilmente a diossine e composti volatili.
Solo dopo le proteste di cittadini e attivisti si è assistito a un tentativo frettoloso e tardivo di sgomberare la spiaggia di Marina di Priolo.
PROCURA E ARPA: LE PRIME RISPOSTE
Nel frattempo, la Procura di Siracusa ha aperto un’inchiesta per fare luce sulle cause dell’incendio, ipotizzando dolo o gravi carenze nella sicurezza dell’impianto. Sul fronte ambientale, l’ARPA Sicilia ha pubblicato un bollettino ordinario sulla qualità dell’aria, consultabile a questo indirizzo:
http://qualitadellaria.arpa.sicilia.it:8080/bollettino…
Secondo l’Agenzia, i dati registrati nelle aree di Augusta, Priolo, Melilli e Siracusa sarebbero nella norma. Nessun superamento per gli inquinanti monitorati:
• PM10 tra 18 e 25 µg/m³ (limite 50)
• NO₂ e SO₂ su valori moderati
• Assenza di criticità per ozono e benzene
LE CRITICITÀ DEL BOLLETTINO ARPA
Tuttavia, la relazione di ARPA presenta gravi lacune proprio nei punti più sensibili:
• Assenza di dati su Diossine, Furani e IPA (idrocarburi policiclici aromatici), tipici della combustione di plastica
• Nessuna rilevazione mirata post-evento: il bollettino appare ordinario, privo di campagne straordinarie o valutazioni di rischio sanitario
• Valori elevati di NMHC (Idrocarburi Non Metanici) in zone come Priolo, Belvedere e via Gela (362–408 µg/m³), senza soglie normative ma significativi in contesti di incendio.
UNA COMUNICAZIONE CHE NON TRANQUILLIZZA
La sensazione diffusa tra i cittadini è quella di una sottovalutazione sistemica degli impatti. Mentre l’aria appariva irrespirabile in molti quartieri, gli strumenti ufficiali continuavano a garantire normalità, alimentando sfiducia e sospetti. La mancanza di trasparenza su microinquinanti potenzialmente letali come le diossine rende impossibile una vera valutazione del rischio.
Serve un bollettino straordinario, con misurazioni estese e interpretazioni chiare, capace di rispondere all’allarme della popolazione. Senza dati su sostanze chiave, non è possibile escludere ricadute tossiche a lungo termine. Un sistema di monitoraggio ambientale efficace non può limitarsi a confermare la regolarità di parametri ordinari, ignorando ciò che davvero spaventa chi vive nel cuore del “Quadrilatero della morte”.
